Bianca Beltramello | Moda Revue 02-2019
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Moda Revue 02-2019

Con la mia moda rendo l’arte funzionale e utile

di Monika Kollarova

L’incontro con la giovane stilista italiana Bianca Beltramello ha assunto toni davvero particolari e inaspettati.

Invece di idee altamente energetiche e opinioni e orientamenti rivoluzionari, la 22enne già professionista affermata nel settore creativo, ha rivelato un mix ricco di convinzioni sobrie, costruite su valori storici, profonda passione artistica e visione responsabile per le esigenze attuali. La talentuosa artista e fashion designer milanese ci ha aperto il suo mondo.

Come esordisce Bianca, la simpatia per la moda nel suo caso non è stata programmata. Già dai primi anni di scuola, ha dimostrato notevoli capacità espressive per la pittura. Le radici creative nella sua famiglia la incoraggiavano molto in questo senso. Ha così iniziato a realizzare i primi lavori e in seguito ad esporli.

Anche se a poco a poco ha iniziato a definire il tipo e lo stile della sua arte, la decisione di orientarla verso il settore dell’abbigliamento è stata messa a fuoco nel corso dell’ultimo anno di liceo: “Poco prima della maturità ho capito che la moda è ciò che voglio davvero fare. Volevo dare alla mia passione per la pittura una connotazione specifica e renderla qualcosa di utile, come un capo di abbigliamento. Mi è sempre piaciuta la storia, i costumi d’epoca e frequentavo i mercatini di antiquariato. Ho scelto un’università con un indirizzo umanistico e contemporaneamente ho studiato fashion design presso l’Istituto di design, moda e arte Marangoni a Milano. Dopo il primo anno, ho deciso di concentrarmi esclusivamente sulla moda. Il Marangoni è stato una scelta davvero azzeccata e il miglior trampolino di lancio nell’alta moda. Ha contribuito a creare una figura professionale completa, prepararmi per la mia carriera futura anche dal lato pratico”.

Bianca ha sempre desiderato acquisire maggiori competenze rispetto a quelle offerte dalla sua scuola, e nei mesi estivi, si è dedicata a discipline complementari. Ha ottenuto un certificato per corsettista e anche per la modellistica di capi da uomo. Grazie al suo contributo creativo, è stata premiata dall’università con una borsa di studio per studenti particolarmente dotati. Ogni risultato contribuiva a spingerla sempre più avanti. Durante gli studi ha avuto la possibilità di fare esperienze professionali. Per due anni ha lavorato come restauratrice di costumi storici per uno studio privato. Inoltre ha creato abbigliamento per spettacoli burlesque, concentrandosi sui corsetti dei quali ha cercato di evidenziare il vero significato e scopo. “Peccato che al giorno d’oggi si tratti di un articolo quasi dimenticato. Penso che sia a causa del significato che gli viene attribuito. Il corsetto non dovrebbe essere un oggetto di identificazione di genere di una donna da parte di un uomo, ma un emblema di autodeterminazione femminile”, ha spiegato Bianca. Oggi conta già al suo attivo una collezione di abbigliamento femminile e due maschili. Mentre resta aperta a creare per entrambi i sessi, simpatizza maggiormente per la moda maschile: “la mia preferita perché punta maggiormente sui dettagli. Il menswear è soggetto a regole molto più severe rispetto al womenswear. Per me non si tratta però di uno svantaggio. Sono convinta
che quando abbiamo troppa libertà rischiamo di perderci e creare modelli che siano mere esercitazioni stilistiche. Gli abiti devono essere in primo luogo funzionali, confortevoli e stare bene a chi li indossa. Questo rappresenta il mio tipo di design e
di stile. Preferisco modelli classici, dove lo stile e l’espressione sono evidenziati dai particolari. Ad esempio, per me le tasche sono essenziali. Realizzo i bottoni, i gemelli e le patch.

Cabinet of Curiosities è la più recente collezione di Bianca da uomo per l’autunno/inverno 2020/21. Si tratta di modelli su ordinazione, che rappresentano l’immagine del Dark Dandy nella versione contemporanea e combinano elementi barocchi, una visione avantgardistica e un’elaborazione digitale che Bianca utilizza abitualmente nel suo lavoro. Durante la prossima settimana di Milano Moda Donna, Bianca presenterà la sua prima collezione di gioielli, progettata in collaborazione con L’Officina del Sole di Cesenatico. Prossimamente disegnerà la collezione donna e uomo autunno/inverno 2020/21 che porterà il suo nome e sarà posta in vendita nelle boutique e attraverso l’e-commerce.

Un capitolo a parte per Bianca è la sua stretta connessione con l’alta moda. Subito dopo aver conseguito la laurea, nel luglio scorso ha firmato un contratto con la casa di moda Versace e ora lavora per il marchio come Print Designer. Se da un lato Bianca è stata fortunata, allo stesso tempo riconosce che nulla viene da sé: “Hcercato di essere molto attiva e lavorare su me stessa durante i miei studi, e questo è dove sono stata notata. Anche se potrebbe sembrare che entrare nella haute-couture sia estremamente difficile per i giovani designer, ciò non significa che sia
impossibile. E’ importante voler lavorare sodo su se stessi, indipendentemente dal fatto che possa comportare qualche delusione iniziale.” Bianca disegna motivi per tessuti, per le collezioni del famoso marchio della Medusa. Nella sua posizione ha spazio per realizzarsi e per liberare la sua vena artistica, ma apprezza anche la professionalità e collegialità che incontra quotidianamente. Il marchio promuove tematicamente uno stile che si combina perfettamente con quello di Bianca, ereditando elementi del passato. Anche se gli anni trascorsi sui banchi di scuola sono ormai alle spalle, uno stilista impara qualcosa di nuovo ogni giorno: “Questa esperienza mi fa capire come vanno davvero le cose nell’alta moda. Ho capito quanto lavoro e tempo si nascondano dietro la nascita di un abito, e come il prezzo che spesso ci lascia a bocca aperta sia davvero giustificato. Tuttavia, credo che sia importante scegliere un abito identificando un equilibrio tra il valore, la qualità, lo stile, la concezione artistica, l’utilità e la comodità”.

Sull’argomento della fast fashion Bianca ha preferito non soffermarsi troppo. Non è il suo mondo. Soprattutto a causa di una qualità molto bassa. Relativamente invece alla questione dell’imitazione, che è molto attuale, non ha un atteggiamento così radicale: “Certo, la moda non si arricchisce, ma non fa nemmeno male. La verità è che chiunque possa permettersi di acquistare un prodotto originale ad un prezzo elevato, non comprerebbe mai una contraffazione. E viceversa. E poi, anche una riproduzione a basso costo può fare un po’ di promozione…“. Mentre per molti – anche marchi prestigiosi – spesso l’attenzione è soprattutto sulla capacità di generare business. “C’è un reparto speciale, dove specialisti esaminano ogni proposta e, se si trovano alcune somiglianze con qualcosa di già esistente, viene respinta per una rielaborazione.”

L’appartenenza alla comunità della moda italiana la rende particolarmente orgogliosa: “Anche il semplice fatto di essere a Milano lo considero un grande vantaggio. Vengo a contatto con marchi di case che ammiro per il fatto che possono mantenere la propria identità. Nonostante Versace sia stato acquisito dal colosso americano Michael Kors lo scorso settembre, non ha cambiato la propria identità e continua a presentarla nella sua moda. La ricca storia e il forte carattere familiare giocano molto a suo favore. Un esempio simile in questo ambito è il marchio italiano Missoni. Non ha bisogno di essere identificato grazie ad un successo temporaneo, ha le sue caratteristiche tipiche e si basa su di esse per contraddistinguersi“.

Sulla sostenibilità della moda, Bianca guarda con convinzione e un’opinione inequivocabile: “Per me personalmente, questa è una questione molto importante. Essere sensibili alle problematiche ambientali e alla riduzione/riciclabilità dei rifiuti dovrebbero essere elementi ovvi per tutti coloro che operano nella moda. Sono contenta quando questo argomento viene presentato alle sfilate”. Nel guardaroba personale della giovane designer ci sono capi del marchio di abbigliamento danese Barbara I Gongini che promuove naturalmente l’ecologia senza pretenziosità. “Lo spreco è un fenomeno molto frequente. Anche nella moda. Certamente il suo aspetto stagionale non aiuta. Sono dell’opinione che l’abito debba essere senza tempo e duraturo, non solo il materiale di cui è composto, ma anche lo stile“. Per la creazione dei suoi abiti, Bianca usa esclusivamente materiali ecologici. Cotone GOTS, lana, canapa, lino, ramiè, lyocell, modal e tencel. Relativamente al colore è orientata in modo piuttosto deciso. Preferisce il bianco e nero, non disdegna il color oro. Nel rosso, che ha un importante retaggio storico, grazie alla sua diversità, vede un grande potenziale. Ama i toni intensi. Spesso sceglie il nero perché può essere molto ben combinato con le varie applicazioni ed accessori che crea. Preferisce non variare troppo i colori a seconda della stagione.

La scelta dei colori è anche legata al suo stile artistico. La sua capacità espressiva ruota attorno al misticismo e la spiritualità e si colloca tra il surrealismo e il simbolismo. L’oggetto della sua arte è soprattutto il corpo maschile, i contrasti tra l’espressione del viso e il comportamento del corpo. Si considera principalmente un’osservatrice e punta molto sull’empatia. L’arte per lei è passione e lavoro. E la moda? “Anche quella è un tipo di arte. In un certo senso, la moda funziona come arte da indossare. E’ importante, tuttavia, che la moda sia razionale, che sia veramente utile”. Per la pittura utilizza la digitalizzazione e tecniche miste. Realizza opere in cui applica colori acrilici e smalti. Come funziona? “Disegno, digitalizzo tramite scanner e quindi tratto l’immagine digitalmente. Purtroppo, questo tipo di arte è generalmente poco apprezzato, perché si ritiene che l’intervento umano sia limitato. Sì, è vero che l’arte digitale non è un’arte fisica, ma è pur sempre arte. La digitalizzazione è uno dei principali processi della moda contemporanea, comprende il rendering e la riproduzione di immagini”.

Anche se l’orientamento e la natura delle creazioni di Bianca Beltramello sono strettamente legati al passato classico, ha idee molto chiare sul futuro e sul suo contributo sulla moda che verrà. La sua visione: “Sono per una moda universale, sia per quanto riguarda la stagionalità che i generi. La diversa conformazione fisica femminile e maschile non sempre combina gli ideali con i quali il capo è stato creato. Non ogni donna ha le curve giuste e non tutti gli uomini gli stessi muscoli. Non vedo nulla di male se una donna indossa camicie o pullover da uomo. Sono anche aperta a nuovi elementi della moda maschile. Si deve anche guardare al lato pratico. Ad esempio, perché un uomo non dovrebbe indulgere in una borsa? La moda può certamente favorire un cambiamento d’opinione e riconsiderare schemi precostituiti. Se guardiamo al passato, erano proprio gli uomini ad indossare i tacchi”. Gli obiettivi personali di Bianca?: “Ovviamente vorrei affermarmi nella moda con il mio marchio, in una fascia medio-alta. Ci tengo a creare capi funzionali ed estetici. Sono consapevole di essere ancora in una fase di apprendimento, ma guardo al futuro con grande ottimismo”.